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Pierre Chappaz (Teads): «Massima viewability? Bisogna rispettare l'utente»

Secondo il co-founder ed executive chairman di Teads, chi opera nel campo della video adv deve ripensare il modo in cui proporre gli annunci pubblicitari agli utenti, evitando posizioni e modalità che disturbino la navigazione

Alessandra La Rosa
15 maggio 2015
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Pierre Chappaz

Davanti a un utente profondamente diverso da quello di una volta, anche i formati pubblicitari devono adattarsi.

E’ l’opinione di Pierre Chappaz, co-founder ed executive chairman di Teads, che, in occasione del Festival Of Media Global di Roma, ha sottolineato all’interno del suo speech “Viewability: the mission for new standards”, l’esigenza, per chi opera nel campo della video adv, di ripensare il modo in cui proporre i contenuti pubblicitari agli utenti digitali.

«L’utente della rete oggi non ha lo stesso consumption mood di chi guarda la tv – ci ha spiegato a margine del suo intervento -. Il telespettatore è più passivo, a volte presta poca attenzione a quello che guarda perché nel frattempo fa altro, ma normalmente non si stufa di quello che sta guardando, e non si stufa nemmeno della presenza degli spot. In internet, invece, chi naviga lo fa per un motivo ben preciso, per esempio per leggere le news o per fare una ricerca, e può più facilmente irritarsi se un annuncio adv lo distrae da quello che sta facendo. E da lì a chiudere la pagina web il passo è breve».

«Per questo motivo, il modello “televisivo” di erogazione della video adv online, quello dei pre-roll per intenderci, non va bene – ha proseguito -. E lo dimostrano anche i numeri: l’anno scorso il MRC, in collaborazione con lo IAB, ha definito una impression video come la visualizzazione di 2 secondi del 50% dei pixel di un player. Bene, in base a questo standard, il 70% delle campagne di video advertising non è visualizzato. Il che comporta una grossa perdita di guadagni per il mercato».

Dunque, la soluzione sta nello sviluppare formati adv video che rispettino l’utente.

«La questione è “non forzare l’utente”, rispettando la sua fruizione dei contenuti. Le soluzioni adv di Teads sono tutte opt-in, e per questo sono capaci di garantire la massima viewability, tant’è che il nostro modello di business è a Cost per Complete View. Così, rispettiamo l’utente, che non è forzato a guardare il video, e gli inserzionisti e gli editori sono contenti: i primi perché pagano per l’effettiva visualizzazione del filmato, i secondi perché non propongono pubblicità invasiva all’interno dei loro contenuti e rispettano così quella sorta di implicito “accordo” con i propri lettori».

Questo è un modello che Teads ha reso valido per tutte le proprie soluzioni pubblicitarie, a partire dall’InRead, da cui attualmente provengono due terzi delle revenue della società, e che ne è diventano in breve tempo il prodotto di punta, utilizzato dai principali editori premium in più di 60 Paesi nel mondo, e da svariati global brand come Cartier, Microsoft, Volkswagen, Emirates e Gucci.

Un formato su cui Teads continuerà a puntare anche nel prossimo futuro: «Per noi è una soluzione adv molto importante e continueremo ad implementarla. Ma nel futuro di Teads – ci ha anticipato Chappaz – ci sarà anche un potenziamento sul fronte mobile: aiuteremo i nostri premium publisher a monetizzare meglio gli spazi su smartphone e tablet, visto che il 70% dell’audience dei premium publisher proviene dai nuovi device. E, naturalmente, anche un maggiore sviluppo della nostra SSP. Il tutto nel contesto di una espansione internazionale, che ultimamente ci ha visto aprire uffici in Corea, Giappone, Brasile, Colombia e Russia».

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