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Native Advertising: un mercato dal forte potenziale in Italia, tra scetticismo e vantaggi

Ancora poco conosciuto, ma molto efficace soprattutto su mobile, il Native Advertising si rivela un ottimo alleato per le strategie di branding, oggi anche in Programmatic

Gaetano Polignano, country manager di TradeLab Italia
15 maggio 2015
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Gaetano Polignano

Il 49% degli addetti ai lavori non sa cos’è il Native Advertising. Di cosa si tratta? Quando si parla di “native” si intende l’inserimento di contenuti pubblicitari perfettamente integrati all’interno della sezione editoriale di siti internet esterni a quello dell’inserzionista. Non interrompe l’attività degli utenti, ne diventa parte.

Gli inserzionisti sono alla costante ricerca di forme innovative di pubblicità che possano stimolare effettivamente l’interesse del proprio target e questo nuovo formato risulta una soluzione eccellente ed efficace, specialmente su device mobili come smartphone e tablet, dove la display tradizionale fa fatica ad affermarsi.

In particolare, secondo gli ultimi dati Audiweb, gli utenti unici attivi su mobile ogni giorno sono 17,3 milioni rispetto ai 12,5 milioni di utenti unici che navigano da PC, attestando sempre di più il mobile come media fondamentale per la realizzazione di campagne performanti. La continua crescita dei mobile surfers porta con sé delle conseguenze anche per l’intera industry, richiedendo maggiore creatività nella ricerca di nuovi formati, sempre più impattanti.

Prima del 2014, anno che tutto il settore definisce come quello di completa affermazione del mobile, il Mobile Native Advertising non era nemmeno acquistabile, mentre per il 2015 è destinato a raggiungere più del 13% della spesa complessiva per il mobile advertising, arrivando a registrare investimenti pari a 4 miliardi di dollari entro il 2016, nonostante per il momento solo il 9% delle aziende ne abbia compreso l’efficacia e abbia previsto un budget dedicato.

Dati certificati in Italia per ora non ce ne sono, ma quelli americani, calcolati da BI Intelligence, parlano di un vero e proprio boom: in Native Advertising quest’anno saranno investiti 10,7 miliardi di dollari. Erano appena 4,7 nel 2013, saranno oltre 20 nel 2020.

Mentre inizialmente molti rimanevano scettici di fronte al native, considerato come fuorviante per l’utente, oggi alcuni studi hanno affermano che il 61% dei player del settore non ritiene il Native Advertising un “inganno” nei confronti del lettore e che, anzi, il 59% delle agenzie pubblicitarie crede fortemente nelle potenzialità di questa nuova forma pubblicitaria.

I formati native sono ottimi alleati per supportare strategie di branding delle campagne pubblicitarie in Programmatic, perché offrono contenuti interessanti e positivi per il posizionamento del brand, evitando gli aspetti negativi causati da retargeting invasivi e mal controllati. Secondo il 70% dei creativi, gli aspetti vincenti del native advertising, oltre all’integrazione non intrusiva di contenuti brandizzati all’interno delle pagine degli editori sono: la user experience e l’engagement. Non a caso, grandi realtà come Amazon, Apple, Buzzfeed, Facebook, Twitter hanno colto la profonda opportunità di engagement intrinseca in questa nuova modalità pubblicitaria, diventandone tra i più fervidi sostenitori.

Anche Tradelab crede fortemente nel valore e nelle possibilità di questo nuovo formato perché, grazie ad esso, i brand possono attrarre i propri utenti, avvicinandoli attraverso una brand experience digitale a portata di click. Inoltre, secondo uno studio realizzato internamente, gli investitori possono accrescere la loro brand awareness del 50%, aumentare da 1 a 3% il tasso di click e arrivare a una crescita del 18% della Brandlift, ossia l’aumento percentuale dell’obiettivo primario di marketing di una campagna pubblicitaria e dell’intention to buy.

In Italia l’argomento è già sul tavolo di discussione di importanti associazioni di settore per la definizione di guideline comuni e condivise dai vari attori del mercato. Proprio per la crescente importanza del native, Tradelab studia e propone soluzioni in programmatic, realizzate su misura per ciascun cliente.

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