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Ad-Blocking: Google lavora a un suo programma di formati pubblicitari “accettabili”

Il colosso di Mountain View è impegnato nello sviluppo di una propria policy in merito ai formati pubblicitari, per tutelare l’esperienza-utente. Una mossa che potrebbe avere un forte peso rispetto al tema dei filtri anti-pubblicità

di Simone Freddi
10 maggio 2016
Google-MountainView

Google ha deciso di prendere sul serio la questione degli Ad-Blocker e starebbe lavorando a una propria policy di “acceptable ads”. In altre parole, il colosso di Mountain View potrebbe presto consentire ai propri clienti di veicolare attraverso le proprie piattaforme pubblicitarie – tra cui YouTube e DoubleClick – solo i formati che rispettino l’esperienza dell’utente.

A raccontarlo è Digiday, che cita come fonti operatori del mercato pubblicitario ed editori.

La mossa potrebbe avere un forte impatto sullo sviluppo del display advertising online. Per Google, la motivazione a puntare su formati che rendano il web un ambiente “a prova di advertiser” è molto forte: gran parte del business di Mountain View si basa sulla circolazione della pubblicità e si dice che la società – così come altre big – paghi forti somme per essere sicura che i suoi formati adv bypassino i filtri di Ad Block e simili e appaiano sui suoi siti.

Il fatto è che la crescente popolarità dei filtri anti pubblicità è almeno in parte “giustificata” dall’eccessiva proliferazione di formati eccessivamente invasivi: fastidiosi per l’esperienza di navigazione, esigenti in termini di consumo di dati e lenti nell’esecuzione, sono spesso stati indicati come una delle più forti motivazioni all’installazione di software come Ad Block, e questo ha portato a diverse iniziative più o meno organiche per cercare di fissare degli standard qualitativi, come il programma LEAN di IAB.

Finora, la potenzialità di questi sforzi associativi appare incerta. La spinta verso formati “non invasivi” trova una certa resistenza sia da parte degli editori che da quella degli inserzionisti, che dal problema degli ad blocker sono toccati solo indirettamente e che sono abbastanza restii a rinunciare all’impatto garantito da un video banner o da un overlayer. Una presa di posizione di una big come Google – che lo scorso anno, insieme a Facebook, ha controllato il 64% della pubblicità online mondiale – potrebbe però spostare fortemente questi equilibri.

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